Carlos Fuentes rispolvera un formato narrativo d'altri tempi, il romanzo epistolare, per parlarci di un domani che potrebbe essere dietro l'angolo, e che anzi, in un certo senso, è già qui. Dietro il vertiginoso, elegante carteggio tra aspiranti presidenti, consiglieri, ministri, eminenze grigie che cospirano per spartire il potere, c'è una considerazione amara e puntuale sullo stato attuale della politica, e della sua espressione più alta e difficile: la democrazia.
Il trono dell'aquila è lo scranno sul quale ambiscono sedere in tanti: la poltrona presidenziale messicana. Fuentes immagina che nel 2020 Condoleezza Rice sia diventata Presidente degli Stati Uniti, e che ordini un'invasione della Colombia per combattere un gruppo di narcos. Quest'ingerenza provoca - nel romanzo - una reazione a catena: il Messico, per protesta, blocca le esportazioni di petrolio verso gli Stati Uniti che, a loro volta, interrompono tutte le comunicazioni messicane. Niente fax, niente cellulari, niente SMS...ma questo buco nero comunicativo è pretesto indispensabile alla riesumazione delle care, vecchie carta e penna da parte delle voci che raccontano il romanzo. Quella di Fuentes è una voce potente, politica, e al contempo profondamente letteraria.
Intervista di Matteo Baldi. Produzione Massimo Villa per RadioAlt. Il romanzo "Il trono dell'aquila è pubblicato da Il Saggiatore.
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