Anatra con Funghi Porcini e Patate

anatra con finghi porcini e patate cucina

Questo articolo nasce dalla domanda che una mamma  ha fatto sulla pagina facebook di Vita da Muffin: “come faccio a far fare colazione a mio figlio che proprio non ne vuole sapere?”

Navigando in rete ho scoperto che questo è un problema che affligge numerose mamme: sono molti i bambini che proprio non ne vogliono sapere di mettersi a tavola di prima mattina.

Ma come sappiamo la colazione è un momento davvero importante nella vita di tutti grandi e piccini, perciò è fondamentale riuscire a farla fare anche ai nostri bimbi. Ma come?

Ho raccolto per voi alcune informazioni e consigli che mi sono sembrati validi, premetto che non ho la pretesa di dare a questo articolo validità scientifica: se ritenente che il vostro piccolo abbia un problema serio l’unica cosa sensata da fare è quella di rivolgersi al proprio pediatra. Quelle che riporto in questo articolo sono solo esperienze che in alcuni casi hanno funzionato. Come si dice: tentar non nuoce!!

  • Come primo punto metterò quello che secondo me è la cosa più importante da fare anche se, al giorno d’oggi, probabilmente è anche la più complicata: fare colazione assieme ai vostri bambini. Se il vostro bambino si alza e vi vede seduto a tavola a fare colazione gli sembrerà naturale sedersi ed imitarvi: lo spirito di emulazione è molto spiccato nei più piccoli. Se i bambini sono più di uno sarebbe importante riuscire a conciliare gli orari per poter far si che possano sedersi a tavola e fare colazione tutti assieme: la colazione con mio fratello è uno dei momenti della mia infanzia che ricordo con maggior gioia: ne combinavamo di tutti i colori!!
  • Preparate la tavola la sera prima assieme ai vostri bambini: ognuno metterà la sua tazza e preparerà la sua “postazione”: questo oltre a farvi risparmiare del tempo prezioso al mattino, servirà a dare la consapevolezza ai vostri bimbi che l’indomani ci sarà la colazione da consumare e ognuno di loro si siederà proprio nella “postazione” che ha preparato con tanta cura la sera prima. La tavola deve essere preparata con cura proprio come per un pranzo o una cena.
  • La colazione deve essere consumata in tutta tranquillità: niente ammonimenti al piccolo sul fatto che è tardi e ci si deve sbrigare: se il bimbo sentirà il vostro nervosismo si porrà nervoso a sua volta e difficilmente si metterà a mangiare. Una soluzione potrebbe essere quella di svegliarlo con qualche minuto di anticipo, in modo da avere tutto il tempo di fare con colazione con calma.
  • Non forzatelo! Anche questo è molto importante: più il bambino si sente costretto a fare qualcosa meno la farà. Il bambino deve aver voglia di fare colazione, non sentirsi obbligato a farla.
  • Provate a fare assieme ai vostri bambini un dolce o dei biscotti il pomeriggio prima ripetendogli durante la preparazione quanto sarà bello poterlo mangiare il giorno dopo a colazione: non fatevi tentare dalla voglia di dargliene un fetta subito: il bimbo dovrà alzarsi al mattino con la curiosità di assaggiare il dolce che lui steso ha preparato il giorno prima.
  • Ovviamente cercate di assecondare i gusti dei vostri bambini: se c’è un alimento che prediligono proponetegli quello a patto che sia sano e non troppo pasticciato. Ricordate che esiste anche la colazione salata!!
  • Potete proporre al vostro bambino la visione di un cartone o un film in cui i personaggi facciano colazione e fargli notare durante la visione come anche i suoi eroi abbiano l’abitudine di consumare questo pasto così importante. Sconsiglio però la visione della TV durante la colazione: è un elemento di distrazione che magari vi permetterà di infilare un biscotto a tradimento nella bocca del vostro bimbo, ma non vi consentirà di fargli capire l’importanza di questo pasto. Risultato: niente TV niente colazione. Avrete solo tamponato il problema, non lo avrete certo risolto!!

Questi sono i miei piccoli consigli per far fare colazione al vostro bimbo, provate!!

PS. vedrete che alcune “tecniche” faranno bene anche a voi!! Il  mangiare tutti assieme, il preparare una torta con i vostri bimbi, sono momenti che voi e loro ricorderete sempre con grande gioia o almeno questo è quello che è successo a me: ora che sono grande ricordo le mie colazioni da bimba con grande allegria!!

Se avete consigli o esperienze personali da condividere lasciate un commento qui sotto: sarà bello crescere tutti assieme!!

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Software distanza di proiezione

Se avete acquistato un nuovo videoproiettore e dovete calcolare la misura del punto in cui fissare la staffa a soffitto, vi ricordiamo che esistono alcuni software  (uno anche su schermionline.it, clicca qui per accedere) per il calcolo della distanza di proiezione.  Avevamo già detto qualcosa di questo software , in un articolo precedente, ma abbiamo preferito approfondire. Ricordiamo inoltre che la distanza a cui va fissato il videoproiettore non è in alcun modo legata al tipo di schermo acquistato, ma solo ed esclusivamente alle dimensioni dello stesso.  Una volta decisa la misura della proeiezione, dovete stare attenti solo al tipo di ottica che è stata montata in fase di produzione o installazione  sul videoproiettore.

Nei videoproiettori con focale fissa, dove non è possibile variare lo “zoom”,  è bene stare molto attenti alle misure che il calcolatore ci rende come risultato. Il problema è minore se il videoproiettore che abbiamo acquistato ha zoom integrato. Questo, infatti, ci permette di regolare la dimensione dello schermo senza particolare fatica. Nella maggior parte
dei proiettori questa sarà una regolazione manuale, variando solitamente la ghiera posta sull’ottica stessa,  mentre in alcuni altri  la regolazione dello zoom e del fuoco sono da effettuate grazie ad un comando elettronico, variabile direttamente da plancia o eventualmente da telecomando.

Nel caso di zoom regolabile, sarà bene tenere conto del “centro” dello zoom stesso,  per poi intervenire allargando o stringendo l’immagine .

La procedura di calcolo, nei suoi primi passi   è:

  • Aprire il programma di calcolo
  • Scegliete il Marchio del videoproiettore
  • Scegliete Modello del proiettore

Il passaggio successivo è quello della scelta del calcolo , se affettuata sul parametro “distanza di proizione” o “diagonale dello schermo”. In realtà da questo momento in poi è più facile farlo provare che spiegare il suo funzionamento. Qui di seguito trovate comunque una immagine della schermata che viene proposta. Poco più sotto è stato caricato un video che permette di capire quanto è semplice effettuare tutti i calcoli.

Ora non vi resta che provare ad utilizzarlo, cliccando qui per accedere al programma

Qui di seguito potete osservare il funzionamento del programma ” CALCOLO DISTANZA DI PROIEZIONE ” , premete play per visualizzare il filmato, oppure clicca sul link qui sotto indicato per vederlo direttamente su youtube, in una risoluzione superiore.

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Fame nervosa: come contrastarla per ridurre il sovrappeso.

In realtà non si tratta di “fame”, bensì di uno stato emozionale. E spesso per poter dimagrire dobbiamo fare i conti con questa “bestia nera”.

Ci troviamo in uno stato emozionale indesiderato, ad esempio di noia, tristezza solitudine. Per alcuni può trattarsi di rabbia, stanchezza o frustrazione. Per altri ancora incomprensione o bisogno di protezione, di amore.

In ogni caso la fame nervosa interviene nel momento in cui decidiamo di utilizzare il cibo come strumento per modificare il nostro stato d’animo.

La prima grande differenza tra la fame fisica e quella emozionale sta nella sua genesi: la prima si sviluppa in un crescendo graduale, può essere controllata, richiede cibi nutrienti e quando viene soddisfatta sparisce lasciando un senso di appagamento.

Al contrario la fame emozionale compare improvvisamente e con grande intensità, generalmente a seguito di un qualche tipo di stress, è molto difficile controllarla o ignorarla, spinge a cercare cibi “spazzatura” e soprattutto, dopo averli mangiati, ci si sente come prima o peggio…

Detto così sembrerebbe quantomeno facile da individuare. Eppure questa è la principale bestia nera della maggior parte delle persone che lottano con il proprio soprappeso.

L’O.M.S. l’ha identificata come prima causa di obesità nel mondo.

Come fare a contrastarla?

La prima cosa è allenarsi a riconoscerla. Nei primi tempi questo sarà sufficiente. Quando stai per aprire il frigo e avventarti su qualcosa abituati a chiederti perché? Cos ti muove veramente? È fame fisica o emozionale? Se poi, in tutta onestà ti rispondi che si tratta di fame emozionale ma questo non ti impedisce di proseguire nel tuo comportamento, va bene lo stesso. Intanto ti sei abituata a riconoscerla “prima”. Poi comincerai a notare che in alcuni casi questa consapevolizzazione è di per se sufficiente a farti deviare dal frigo, o a dirigere la tua mano su un frutto anziché sul barattolo della nutella. Bene. E’ un grosso passo avanti.

Ora chiediti: “in quei momenti cosa voglio veramente? Sono affamato o voglio cambiare il mio stato emozionale?” E se la risposta è quest’ultima, è giunto il momento di crearti delle alternative.

Quali altre strategie potresti utilizzare per cambiare il tuo stato d’animo?

Muoverti un po’ e fare una breve passeggiata? Telefonare a un’amica e concederti 10 minuti di chiacchiera libera? Bere un bicchiere di acqua (alle volte lo stimolo della disidratazione viene confuso con la fame)? Ascoltare la tua musica preferita? Andare a fare shopping? Ecc.

Queste sono solo alcune idee. Non esiste Una Soluzione, ma tante alternative.

Quando avrai insegnato al tuo inconscio a riconoscere cosa ti sta succedendo e a poter attingere tra numerevoli strategie per modificare il tuo stato, sarai veramente arrivata a un punto in cui si nota la differenza.

Non credo che compensare un momento di difficoltà emozionale con del cibo sia di per se sbagliato o da eliminare totalmente. Ci sono situazioni in cui mangiare una (piccola) quantità di cibo ci può essere molto utile.

Del resto la prima forma di amore nei nostri confronti che abbiamo conosciuto appena nati era la mamma che ci porgeva il seno. E quindi è naturale che n momenti di difficoltà e stress si ricorra ancora a quella strategia.

E solo importante che sviluppi consapevolezza e la possibilità di utilizzare alternative.

Andando avanti potrai poi arrivare a sviluppare la capacità di gestire “internamente” i tuoi stati d’animo, applicando tecniche mentali molto efficaci e che hanno un forte impatto sul dimagrimento.

Sono le tecniche che insegno nel mio corso per dimagrire con il potere della mente.

Ma per il momento puoi cominciare ad allenarti a ciò che ti ho rilevato in questo articolo.

A presto.

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“Non riesco a saziarmi di libri”

Sono posseduto da una passione inesauribile che finora non ho potuto né voluto frenare. Non riesco a saziarmi di libri.

Francesco Petrarca.

A volte vorremmo solo raccontare a qualcuno tutto quello che ci passa per la testa, ma non lo facciamo. Nessuno capirebbe. E poi non sapremmo nemmeno spiegarlo.

C’è chi per raccontarsi parla, parla ininterrottamente, e poi c’è chi ha bisogno di una tastiera o un foglio di carta per poter mettere nero su bianco i proprio pensieri, anzi il proprio essere.

Ma conoscere se stessi non è così facile. Alcuni impiegano anni prima di riuscire a definire la propria personalità, altri invece nonostante il trascorrere del tempo non sanno neanche cosa vuol dire “parlare di sé”.

Di solito quando non riusciamo ad esprimere le nostre emozioni tendiamo a rifugiarci in qualcosa che, spesso, reputiamo la nostra ancora di salvezza. Con le ore, i giorni, le settimane, i mesi, gli anni questa diventa parte integrante della nostra vita e, talvolta, riesce a parlare di noi persino meglio di noi stessi, tanto da riuscire ogni qualvolta a sorprenderci.

Stavolta vogliamo farvi conoscere un’autrice che, grazie ai libri e alla scrittura, è riuscita a conoscere se stessa.. lei non è altro che Patrisha Mar, che noi tutti conosciamo come l’autrice indiscussa de “La mia eccezione sei tu”.

Alaska: Ciao Patrisha e grazie mille per averci concesso quest’intervista.. allora prima di tutto parlaci un po’ di te, della tua vita.

Patrisha: Ciao a tutti, sono una mamma e una moglie, adoro scrivere e sognare a occhi aperti, mi piace leggere, sono un’acquirente lettrice compulsiva senza possibilità di guarigione. Mi piacciono le commedie romantiche hollywoodiane, i film della Marvel, gli adattamenti della BBC dei grandi classici inglesi. Sono un’appassionata di serie tv come Friends, Big Bang Theory, Arrow, Smallville, Flash. Cerco di conciliare ogni aspetto di me nella mia quotidianità, impresa titanica, a volte ci riesco a volte no, ma è la vita. Un infinito rollercoaster di emozioni, responsabilità e allegria.

Alaska: Quando e come inizi a concepire il sogno nel cassetto di fare la scrittrice?

Patrisha: In realtà è tutto nato molto gradualmente. Fin da quando ero ragazzina adoravo scribacchiare e non ho mai smesso di farlo, anche poesie. Qualche anno fa, per diletto, ho cominciato a ruolare in un gioco di ruolo su facebook personaggi di fantasia, prima in ambito ottocentesco, poi contemporaneo e infine fantasy. È stata una esperienza illuminante e formativa per me. Mi ha insegnato quello che ora è il mio metodo, partire sempre dai personaggi e lasciarli essere loro stessi nella loro spontaneità, a costo di piegare la trama al loro volere. Questo mi ha dato l’imput finale per riprendere a scrivere in maniera continuativa, con una nuova consapevolezza e maturità.

Alaska: Cosa rappresentano per te i libri e la scrittura?

Patrisha: La mia libertà, la mia forza interiore, la mia gioia di vivere. Sono me… quando scrivo sto bene, quando leggo sogno a occhi aperti. È una costante magia.

Alaska: Come nasce “La mia eccezione sei tu”? Chi sono i personaggi?

Patrisha: Eccezione è nato per caso, in un periodo in cui avevo molta voglia di scrivere qualcosa di brillante e divertente. Era da tanto che sognavo di lavorare su un romance, una storia romantica che riprendesse il filone della commedia americana cinematografica alla C’è posta per te per intenderci. Non so se ci sono riuscita appieno, ma di certo mi sono divertita parecchio a scrivere di Sara e Daniel, di questo loro amore.

Sara De Michele è una ragazza come tutte noi, con le sue fragilità, con tanta voglia di fare bene, di mettersi alla prova. Essendo disoccupata vuole trovare un lavoro che la faccia sentire indipendente, ed essendo single vuole il vero amore, quello per sempre. Daniel Gant è al contrario un uomo di successo, sicuro di sé e del suo fascino, che ha una vita appagante, ma che nasconde altrettante fragilità. L’incontro tra questi due personaggi tanto diversi sarà particolare e soprattutto li porterà ad affrontare alcuni aspetti della loro vita, fino a trovare nell’amore la soluzione a tutto.

Ci sono altri personaggi che ruotano intorno alla coppia principale, Virginia e Alessandro in particolare avranno molto spazio nei seguiti. Sono loro molto affezionata e hanno tanto da dire.

Alaska: Cosa si prova a vedere il proprio libro prendere vita ad ogni parola scritta?

Patrisha: È una magia unica come ti dicevo. Uno stato di grazia che ti fa respirare la storia, ti fa sentire quello che provano i personaggi. Ce l’hai sotto gli occhi mentre le tue dita volano sulla tastiera. Sono momenti senza prezzo, emozione pura.

Alaska: Cosa si prova a rileggere il proprio libro?

Patrisha: Ogni volta che rileggo un romanzo che ho scritto mi dico… ma sono stata io? Davvero io l’ho scritto? È una sorpresa continua, una soddisfazione immensa.

Alaska: Come ci si sente a sapere di avere dalla propria parte l’appoggio di una grande casa editrice come la Newton Compton?

Patrisha: Ci sono dei momenti in cui ancora non ci credo. Ma ne sono molto felice. Non faccio più tutto da sola come quando pubblicavo in self, ho l’aiuto di professionisti che possono insegnarmi. Una tappa fondamentale della mia vita di autrice.

Alaska: Cosa hai provato quando hai avuto conferma che il tuo libro stava per essere pubblicato? Cosa si prova a sapere che anche altri possono leggerlo e quindi commentarlo, positivamente e negativamente parlando?

Patrisha: L’emozione della pubblicazione in libreria è qualcosa di incredibile, sembra tutto pazzesco fino a quando non ti vedi in vetrina e dici, aiuto, ma è vero! La gioia è indescrivibile, una soddisfazione umana e personale che riempie il cuore.

Per quanto riguarda il fatto che possa essere letto, ho vissuto già questa esperienza con il self. Essere letti, avere il riscontro dei lettori è qualcosa che arricchisce un autore, nel bene e nel male. Certo quando arrivano commenti positivi, quando mi dicono che si sono emozionati nel leggere dei miei personaggi e delle loro storie, e che han riso e pianto, vuole dire che io sono riuscita a trasmettere quello che avevo dentro ed è una cosa meravigliosa. Poi ci sono le critiche, che fanno male a prescindere, perché il tuo libro è come un figlio e non vorresti mai che si facesse male. Ma fanno parte del gioco; non tutti possono amare un romanzo, i gusti vanno rispettati, basta che anche chi critica lo faccia sapendo di avere una persona dall’altra parte che ci ha messo l’anima in quello che ha scritto. Il rispetto è a due sensi.

Con le nostre tattiche di persuasione siamo riusciti ad estorcere a Patrisha qualche informazione, che ci ha svelato che quest’anno uscirà finalmente il tanto atteso seguito di Eccezione, i cui diritti sono già stati acquistati da Newton Compton. Inoltre ci ha anche svelato che ha già concluso un nuovo romance inviato all’attenzione della casa editrice e che ora dobbiamo soltanto sperare che siano interessati. Al momento sta scrivendo il romanzo di Virginia e Alessandro, una sorta di spin-off ed è molto emozionata, perché per lei questi due personaggi hanno una particolare importanza.

Alaska: Quali sono gli amori letterari della tua vita?

Patrisha: Del passato in assoluto Jane Austen e Charlotte Brontë. Ho una passione comunque viscerale per la letteratura inglese dell’Ottocento. E per quanto riguarda amori più recenti e contemporanei Lisa Kleypas e Mary Balogh, che trovo superlative.

Alaska: Se dovessi scegliere la frase più bella del tuo libro, quale sarebbe?

Patrisha: “Non sei una sfida da vincere, ma un premio da meritare.”

Alaska: Se potessi riferire un messaggio a tutti coloro che ti seguono, quale sarebbe?

Patrisha: Leggete, credete nei sogni e sorridete sempre alla vita, qualsiasi cosa accada.

Alaska: Tutti noi abbiamo i nostri giorni no, ma nonostante tutto tutti abbiamo una morale che non ci fa mai arrendere, perdere d’animo. Se anche tu ne hai una, qual è?

Patrisha: Che la vita è il dono più prezioso che ci sia mai stato fatto, mai sprecarla. Viviamo sempre al meglio delle nostre forze.

Fare delle scelte non è sempre semplice, soprattutto quando si tratta di dover mettere in gioco tutto ciò che si ha per poter raggiungere dei traguardi, ma se alla fine dovesse andare per tutti come è andata a Patrisha allora ne sarà valsa la pena.

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È una ruota che gira.

Sono la tua clessidra. Nel frattempo della sabbia che scorre nella clessidra, sono passati 20 minuti. 20 minuti nel mondo est ovest sud nord est, quanta gente è morta e quanti sono nati? Miliardi? Morti?

In un’ora la clessidra quanto dichiara? Di morti e nascite? E di rubacchiare, e di onestà?

Un gesto che ha avuto un buon porgere, un gesto buono a un povero, che quello è andato in chiesa anche di giovedì a porgere un gesto buono e a fare una preghiera e accendere un lumino e una candela.

Una candela vale o non vale? Può valere una candela? Non lo so, non lo so, non lo so, non lo so

Poi un lavoro vero, ma nella testa un daffare non inferiore. Storie di complotti, intrighi politici, pedinamenti, intere fette della città che crollavano insieme a tanta solitudine, mai avuto una ragazza, un amore o almeno qualcosa di simile. Mai baciato nessuno nella vita.

Una morsicata vuol dire che dice “tè, vedi che ci sono al mondo ancora anche se non mi vedi, tramite gli altri?”. Quelli sono i genitori nostri, incarnati.

E mentre i pensieri montavano, per via che i pensieri montavano, di nuovo l’ospedale.

Mese dopo mese, anno dopo anno, anno su anno all’ospedale psichiatrico.

“E’ scemo, il ragazzino è oligofrenico, stupido, imbecille”. “E’ una ruota che gira, è una ruota che gira, è una ruota che gira, è una ruota che gira, è una ruota che gira, è una ruota che gira…..”.

Non più un lavoro, non più una casa, anno dopo anno, anno su anno all’ospedale psichiatrico.

L’impressione che la folla si facesse più fitta e frenetica lo disturbava un po’, mentre dal notiziario della TV arrivava notizia di milioni di morti per la guerra nel mondo.

Forse un bombardamento aveva distrutto Roma, e migliaia di cani assediavano una città, stringendola fuori dalle mura esterne. Non riusciva a spegnere la televisione.

Sentì la mancanza di una parola gentile, qualsiasi, non importava se frutto di un affetto generato dalla leva di uno stipendio in cambio, un po’ di calore, una fiammella anche piccola.

Sentiva che si era fatto tardi, che era l’ora della sera in cui si torna in una casa.

Qualsiasi.

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